Ditonellapiaga: «Rivendico i miei difetti​, non devo più coprire i miei sbagli»

Non sarà Alice, anzi, Margherita nel paese delle meraviglie. Ditonellapiaga, ovvero Margherita Carducci, torna a Sanremo e stavolta si manda da sola.

 

Era stata una delle sorprese del mainstream nel 2022, al fianco di Rettore, una Chimica che ha fatto ballare l’Italia. Poi una serata cover con Willie Peyote e Tiromancino, facendo Califano. Gente e canzoni che proiettano questa ragazza del 1997 in quegli anni ’70 e ’80 che insegue per ridipingerla di suoni nuovi. Suoni “camouflage” (il titolo del primo disco con cui vinse il Tenco con la dance e testi corrosivi).
Ma ora dalla crisalide della ragazza sta spuntando una donna, che ha fatto un giro tra mainstream e indie, tra quello che dicono di lei e quello che lei stessa pretende da Ditonellapiaga. E ha capito che è meglio essere se stessi, anche se questo per Margherita è teatralità, gesto e rossetto forte. E quindi Che fastidio!, il brano che presenta stavolta da sola, a modo suo, ma anche il singolo appena uscito Sì, lo so rivendica pregi e difetti. Così più che la pelliccia bianca della cover, Ditonellapiaga va al Festival con una corazza: lei stessa. E per fortuna che all’Ariston (e nella lunga tournée che l’attende) si canta davvero.

Pronta?
«Sarà impegnativo, ma sono molto contenta. Era il momento di un festival da sola: mi sono fatta grande, così mi dicono. Aspettavo l’occasione per essere sola sul palco ed è l’anno giusto per farlo: il disco in uscita, dopo un tempo in cui ho affrontato per la prima volta nella mia carriera i punti bassi, mi sono messa in crisi».

Una crisalide che esce dal bozzolo per trasformarsi in farfalla: un cambio di stato faticoso?
«Nel 2022 ero arrivata su quel palco con Rettore e venivo dal nulla, avevo vissuto solo il bello di questo mestiere. Anzi per me, all’epoca non lo era nemmeno. Ero Margherita nel Paese delle Meraviglie. A Sanremo arriva una me più consapevole di chi sono. Ditonellapiaga 2026 mi rispecchia totalmente».

Ci racconti meglio la trasformazione.
«Mi sono trovata in mezzo al guado: arrivava una personalità un po’ atipica per il panorama della musica italiana. Il sapore indie e la voglia di tradurre il tutto in modo pop. All’estero queste figure sono più tipiche: io ho provato a smussare degli angoli della mia personalità che erano la teatralità, un gusto nato al Dams della rappresentazione, il gusto della recitazione. Io conoscevo poco il contesto della musica, della sua industria: lavoravo (fuori da questo mondo, ndr) e scrivevo le canzoni. Non capivo bene come entrare nei flussi di moda della musica: ho provato a uniformarmi per trovare un mio posto in questo che volevo diventasse il mio mondo. Mi sono sentita poco o troppo e faticavo anche a sentirmi vicina a qualche modello esistente. Se devo dire qualcuno a cui sentirmi vicina, dico Dargen D’Amico. Io non sarò mai Venerus o Mengoni».

L’idea, anche guardando alle collaborazioni e allo stile musicale e iconico, è di una ragazza del Terzo Millennio a cui piacerebbe piombare negli anni 70-80.
«Sì, capisco. Sarebbe stato bello vivere quel tempo. Poi, invece, vinco il Tenco con Camouflage e non me l’aspettavo proprio. Ho fatto cover di brani di Sandra Mondaini, Matia Bazar, cantato con Rettore, guardato a Patty Pravo o Bertè. E qualcosa mi hanno aiutato a capire di me: nei miei testi c’è sfrontatezza, simpatia. Posso sembrare stronza, ma non lo sono fino in fondo. Di sicuro ho capito che dovevo tornare a quello che per gli altri è l’immagine di Ditonellapiaga, ma che è proprio come sono. Teatrale, sì: perché è da un palco di teatro che nasce tutto per me».

Il testo di “Sì, lo so” sembra una risonanza magnetica dell’anima: educanda che non si applica, centrocampista della festa, persino alcolista.
«Sono un po’ io, con qualche esagerazione come quella sull’alcol. Diciamo che ho deciso di rivendicare i miei difetti invece che costruirmi da sola la gabbia in cui rinchiuderli. Quel pezzo mi ha dato coraggio: invece di vendicarmi, rivendico. Non devo più coprire i miei sbagli, sono quelli che mi rendono diversa dagli altri. Per troppo tempo mi sono sentita sbagliata e inadeguata».

Ecco, la sindrome dell’impostore scelta da Vanoni per il suo ultimo brano (con Elodie, peraltro) non la deve accettare. Siamo d’accordo. Questo Sanremo è anche una dedica a Ornella?
«Io mi sento orfana di Vanoni, tutt’Italia deve sentirsi orfana. Vede, le figure di cui abbiamo parlato sono state tutte donne, anche Rettore lo è, di grande spessore culturale non solo musicale. Io al fianco di Ornella mi sono sentita inadeguata dal punto di vista dei riferimenti: mi raccontò che nel 1989, quando cadde il muro di Berlino lei prese il figlio e volarono insieme lì. “Mio figlio non deve perdersi questa svolta epocale del mondo”, diceva. Ornella è testimone di metà del Novecento e nel nuovo secolo ha portato due doti rare e che mi ispirano: l’ironia e una enorme sensibilità. L’incontro, prima di Ti Voglio inciso con lei ed Elodie, era arrivato da una mia ricerca che ancora proseguo su quella musica e quelle donne-icona degli anni Settanta che nella mia formazione iniziale erano mancate. Sentivo musica americana e inglese, ma ora guardare a figure come Bertè e Rettore, Raffaella Carrà e Mina che hanno anche fatto scelte di vita che hanno cambiato il costume del nostro Paese. Sono tutte donne da Sì, lo so. Avevo nelle orecchie Giorgia ed Elisa, riferimenti della mia generazione, ma cantare Per un’ora d’amore non è stato fare un compito a casa ma una scelta di modello».

Le chiedono spesso del suo rapporto con Rettore: un aggettivo per Donatella.
«Brillante. Penso sia raro ascoltare un brano brillante da una persona che non lo è. Le figure come la sua ti fanno capire che si scrive per quanto si conosce: più sfumature cogli nella vita, più la riempi di qualità e più sei evoluta nel tuo racconto musicale. Quel che mi propongo per la mia vita è essere spugna quanto si può, come lo si è al liceo, ma anche sensibile nella visione di quello che mi capita intorno. Allenare la sensibilità: il teatro mi ha reso versatile e resiliente come sono le spugne. Come Rettore e le altre sorelle evocate, non voglio seccarmi».

Musica, teatro, ma anche cinema: è nel cast di “Notte Prima degli Esami Remix”, in uscita dopo Sanremo. 
«Io ho studiato recitazione, ma il set è un’altra cosa. Ora capisco quei post degli attori che quando chiudono un film sentono l’emozione della squadra, della comunità. Su quel set con Sabrina Ferilli, anche Venditti, e i giovani attori e la troupe ho vissuto il senso di comunità artistica. Eppoi quel film è stato un cult per tante generazioni».

“Che Fastidio!”… che brano è?
«La mia risposta alla crisi: non mi piango addosso. Il titolo è quel senso che hai quando al pranzo di Natale ritrovi zii e parenti a cui vuoi bene, ma che hanno sempre quella battuta sbagliata. Li conosci bene, gli vuoi bene ma… anche meno. Non una reazione alla Bridget Jones: energia e punture di spillo».

E gli outfit?
«Anche qui recupero quello che mi piace: stile retrò, mi si addice. Ho trovato la mia forma: non sarei capace di essere “caraibica” come sa essere Gaia. Ho forme che mi donano col retrò e con i contrasti».

E col suo corpo come vanno le cose?
«Mi sto liberando dal giudizio interno, il primo giudice a cui chiedere clemenza sono io. Non mi interessa il giudizio su come mi vesto o svesto e per fortuna la mia fanbase non mi ha mai fatto sentire al centro di giudizi su questo, ma il body shaming deve essere qualcosa di orribile che condanno e contro cui si deve lottare. Anche qui siamo alla seconda adolescenza, quella che ti porta a sentirti donna. Da come vestirò a Sanremo capirete: una transizione delicata da ragazza a donna». Senza fastidio.

Con Elodie canta per Ornella Vanoni

Ti voglio cantata a fine anni Settanta da Ornella Vanoni è uno dei suoi pezzi preferiti. E nel 2024 viene chiamata (insieme a Elodie) dalla stessa cantante milanese scomparsa lo scorso novembre per la nuova pubblicazione del brano.

Alla Kermesse 2022 insieme a Rettore

Con Donatella Rettore nel 2022 è salita sul palco del teatro Ariston di Sanremo per la 72esima edizione del Festival della canzone italiana. Insieme hanno cantato Chimica arrivata sedicesima in classifica. Il singolo è poi diventato disco di platino perché è arrivato a vendere più di centomila copie.

Con le cover nel 2025 per ricordare Califano

Lo scorso anno è tornata a Sanremo con Willie Peyote e Federico Zampaglione dei Tiromancino per la serata delle cover. Hanno cantato Un tempo Piccolo di Franco Califano.

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