Lucia Mascino: «La bellezza mi metteva a disagio. Non ho mai accettato quegli sguardi ormonali»

Con Lucia Mascino è facile sorridere.

Non solo perché è una delle attrici più brillanti della commedia italiana: il 22 dicembre torna al cinema (quello in sala) nel nuovo film Il Grande Giorno di Aldo, Giovanni e Giacomo, a gennaio sarà ancora e per tre episodi il commissario Fusco del BarLume. Il fatto è che la Mascino è una bella simpatica. Che per tanti anni si è nascosta o ha provato a farlo. «Sempre stata bionda così, piuttosto appariscente naturalmente: mi si vedeva. Ma questa bellezza mi metteva a disagio: mi coprivo. Da bambina, me lo ricordo ancora, nella mia Ancona prendevo l’autobus per andare a scuola: c’era una di quelle macchinine a premi, se facevi il punteggio massimo una donnina si scopriva il seno con le stelline. Odiavo quella cosa. Ero una femminista genetica: c’era nel modo di guardarmi di professori o di compagni di scuola più grandi una visione ormonale di Lucia che non ho mai accettato. E mi sono coperta tanto, per tanto. La mia migliore amica mi criticava quando uscivamo: si metteva la minigonna e mi diceva che a lei piacevano quegli sguardi degli uomini. A me no».

Nell'armadio dell'attrice Lucia Mascino: «A mio agio solo con jeans e maglione». E le Jimmy Choo

Fare l’attrice l’ha aiutata?

«Molto: a capire me e a capire il mondo. Bella non mi ci sono mai sentita, ma i ruoli ricoperti mi hanno fatto fare i conti con il mio corpo: spesso ti scelgono per l’aspetto che hai. Per il film Amori che non sanno stare al mondo mi sono fatta aiutare da un coach. Insomma: ho fatto i conti con tutta me stessa. Anche parlando da sola: mi bofonchio le cose per capirle meglio. Come nei monologhi: anche quando parliamo con parole scritte da altri è di noi che parliamo. E di voi. Siamo utili a mettere tutti in connessione con la corrente della vita. E dopo tanto lavoro su di me, ora sono pronta».

Per cosa?

«Per eseguire l’ordine di una mia amica e maestra, Piera Degli Esposti: mi diceva di smettere di essere principessa e diventare regina. A volte, ora, mi sento regina: del tragicomico, il mio genere preferito. E sono pronta pure per quel lato di me che non è Woody Allen, ma Ingmar Bergman».

Dietro la moglie di Aldo Baglio nel film di Natale c’è un animo alla Schubert?

«Ebbene sì. Sono pronta per immergermi anche nel clima del dramma».

Approfitto della sua risposta: un dramma è quello della violenza sulle donne. Il 25 novembre aiuta ad uscire dalla tremenda routine della cronaca.

«Ho fatto la moglie tante volte, ma un ruolo vero in un dramma come quello che ricordiamo non ce l’ho avuto: il 25, però, pubblicherò sui miei social una parte del cortometraggio che nel 2012 con Francesca Archibugi realizzammo con Scamarcio e Jasmine Trinca con Differenza Donna. Ero una maestra che lasciava bullizzare una bambina da un maschietto di 6 anni e che finiva per chiedere a lei di scusarsi col bulletto. È una battaglia educativa, questa, da combattere insieme: servono uomini e donne insieme per vincere un dolore così grande».

In che senso?

«Cosa ne facciamo di questo dolore che genera la violenza? Penso a quelli che poi escono dal carcere, che devono tornare nella società e vanno curati. Eppoi un grande ruolo lo può giocare il cinema, i film».

Lo dice con sguardo un po’ scandalizzato.

«Penso e ripenso a Blonde, il film sulla tragica vicenda di Marylin Monroe: trovo scandalosi certi primi piani sempre e solo su di lei durante le violenze sessuali subìte. E mai che ci si potesse scandalizzare guardando in faccia i suoi abusatori. Compreso Kennedy: quando cominceremo a inquadrare l’accusato e non solo la vittima?».

Parlandole si coglie la soddisfazione della sua libertà conquistata.

«Jane Campion diceva: “Sono stanca di pensare al mio potenziale, ora lo metto alla prova, accettando anche di fallire”. La libertà di seguire questo esempio l’ho conquistata. Successi come quello del BarLume mi consentono di sognare una viaggio con i miei tre fratelli e famiglie in Patagonia: tutti insieme da un cugino che vive là. Quest’anno è saltato, ma ce la farò».

Il commissario Fusco ha aperto la strada nella fiction ad altri ispettori, giudici, poliziotte belle e autoironiche.

«Beh, sì. Abbiamo ispirato molti… Bionda, piega fatta: sembra un personaggio americano. Nei 10 anni del BarLume, come il ruolo delle donne nella società, anche la Fusco s’è fatta spazio nel film».

Con lei spesso e volentieri, da sempre, Filippo Timi.

«Tv, cinema ma soprattutto teatro: ci siamo anche baciati da donne sul palco, in Favola diretti da suo marito, Sebastiano Mauri. È il vulcano che mi ha spinto oltre le mie colonne d’Ercole. Mi fece esplodere in un monologo mezza nuda nel suo Amleto. Con lui mi sono sentita regina per la prima volta. Io gli chiedo sempre se è sicuro di farmi fare tutte le follie che immagina: lui è sicuro. E io mi fido. Ora ci ritroviamo in teatro, saremo all’Ambra Jovinelli con Promenade».

Lei è stata la Mamma Imperfetta che ha inaugurato in Italia le web serie con Iva Cotroneo.

«Il luogo della mia felicità, quel ruolo: le mamme mi fermavano e mi chiedevano di inserire le loro peripezie quotidiane nelle puntate. Mi commuovevo ascoltandole. Durante il lockdown ho creato una chat con quelli della serie: avevo proposto di fare un sequel, che magari arriverà come con Boris. La popolarità vera è arrivata da quel ruolo di donna normale».

In ogni caso spesso sposata, ma solo per fiction. Quante volte le hanno chiesto: ma quando ti sposi, nella realtà?

«Tante. Intanto adesso mi sposo al cinema con Aldo, Giovanni e Giacomo: capita a poche di tornare a girare con loro. So che gli è piaciuta la donna creativa vista a teatro in Smarrimento, con cui torno in teatro dal 3 dicembre: una scrittrice che si perde le idee mentre cammina… e molto altro». Il molto altro di Lucia Mascino, invece, è… «Un ruolo tragicomico come quello di Cate Blanchett in Blue Jasmine». Un ruolo da Oscar.

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