Mamme al lavoro, servono asili nido e scuola a tempo pieno. Ma il cambiamento può partire anche dalla fiction

Le donne non dovranno più scegliere tra lavoro e famiglia, dice Mario Draghi a MoltoDonna. «Intendiamo lavorare in questo senso – spiega il premier – puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro». Già nel suo primo intervento da presidente del Consiglio, Mario Draghi aveva dato spazio e rilievo a due temi: la scuola e il ruolo che le donne devono finalmente avere in Italia. Scuola e donne sono state le Grandi Vittime della pandemia. La scuola perché in Italia è stata di fatto e da un anno drammaticamente depotenziata. Dove per scuola si intendono i danni di apprendimento e di depressione procurati alle nuove generazioni. Le donne con la pandemia hanno visto cambiare quasi sempre in peggio la vita. C’è chi ha perso il lavoro (la gran parte dei nuovi disoccupati sono donne) e c’è chi il lavoro l’ha visto triplicato: chiusa in casa e divisa tra riunioni d’ufficio, compiti con i figli in Dad e peso delle faccende domestiche. Da un anno ci stiamo autoconvincendo che dopo l’emergenza Covid cambierà molto. Cambierà tutto. Se non succederà sarà molto più e molto peggio di un’occasione sprecata.

EFFETTO FICTION

Eppure cambiare si può. A volte può persino aiutare una fiction. Birgitte Nyborg è la prima donna presidente del Consiglio in Danimarca. Ha un marito che insegna economia e due figli, Laura, teenager introversa, e Magnus più o meno otto anni. Birgitte Nyborg è anche la leader del partito dei Moderati, la rivale di due leader maschi a capo di partiti di destra. È il target perfetto per gli attacchi che le verranno rivolti quando, per stare vicina alla figlia ricoverata in una comunità per ragazzi con problemi mentali, si assenterà per un mese dal suo lavoro di presidente del Consiglio. «Sarà anche una buona mamma, ma i danesi vogliono un premier a tempo pieno» titoleranno in prima pagina i tabloid mentre gli avversari politici le consiglieranno semplicemente di scegliere: o lavori o stai a casa. «Sono stato un pessimo padre e ho lasciato il peso della famiglia sulle spalle di mia moglie, ma sono stato un buon presidente del Consiglio» dirà in tv il principale competitor di Birgitte. La quale, in realtà, non esiste. È un personaggio, la protagonista di “Borgen”, una fiction creata in Danimarca nel 2010, prima che il Paese con cinque milioni di abitanti e una invidiabile ricchezza diffusa, sperimentasse sul serio una premier donna: Helle Thorning-Schmidt nel 2015 e Mette Frederiksen nel 2019, tuttora leader dei socialdemocratici e capo del governo.

IL TEMA

 Undici anni fa dunque nell’evoluta Danimarca si dibattevano gli stessi temi di cui stiamo discutendo oggi in questo numero di MoltoDonna. Quando un’altra protagonista della serie tv danese, Katrine Fonsmark, giornalista di punta della rete tv più seguita, annuncia al suo capo di essersi fidanzata, lui si congratula ma le ricorda che in redazione ci sono già state tre colleghe in maternità «non possiamo permetterci altre sostituzioni». Non so quanto “Borgen” abbia influito sulle convinzioni degli elettori danesi e non so se oggi il direttore della giornalista Katrina le rivolgerebbe la stessa richiesta («Ti confermo l’assunzione, ma per favore non restare incinta almeno per un po’»). So per certo che Borgen è una serie bellissima, per certi versi più interessante di House of cards, e se in Italia cominciassimo a raccontare di più le donne che fanno politica, forse ne eleggeremmo anche di più, inciderebbero di più nelle scelte del Parlamento. Magari se ci va bene tra dieci anni non staremo ancora qui a chiedere asilo nido e scuola a tempo pieno (senza la quale inutile parlare di occupazione femminile). La scuola, già. Ci siamo accorti di quanto sia essenziale solo perché l’hanno chiusa. E dopo? Quando questa lunga e difficile fase sarà passata, quando finalmente le scuole riapriranno, ci sarà qualcuno disposto a fare il conto del prezzo che avranno pagato i ragazzi? Di quanto terreno sarà stato perso sul fronte della parità di genere? Quante ragazze rinunceranno all’università perché la famiglia non potrà più permetterselo? E quante lasceranno a metà la scuola che stavano frequentando? Ci vogliono una “Borgen” italiana e anche più di una serie tv che raccontino le politiche e la scuola del 2022, non solo quelle degli anni 50. Anche così si cambia la testa di tanti, ancora voltata all’indietro. 

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