"Rovesciare gli stereotipi", webinar al Messaggero: «Lavoro, pari opportunità per lo sviluppo del Paese»

Occorreranno centotrenta anni per raggiungere la parità di genere. Secondo l’ultimo Rapporto Onu, pubblicato a fine 2023, infatti, l’obiettivo sarà raggiunto solo nel 2154. E l’Italia, per equity gender, è terzultima in Europa. Il 2024, però, con gli esiti delle nuove regole europee di trasparenza salariale e la certificazione di parità di genere nelle aziende, potrebbe essere l’anno della svolta. È da numeri e prospettive, coscienza delle disparità – anche storiche – e dell’esigenza, forse sarebbe meglio dire urgenza, di cambiamento, che ha preso spunto, ieri, il webinar di MoltoDonna Rovesciare gli stereotipi, moderato dal vicedirettore del Messaggero Alvaro Moretti e dalla responsabile degli inserti Molto Alessandra Spinelli, trasmesso in diretta dallo studio Tv de Il Messaggero anche sui siti delle altre testate del Gruppo Caltagirone Editore (Il Gazzettino,il Mattino, Corriere Adriatico, Nuovo Quotidiano di Puglia).

LA CRESCITA

Ad essere dibattuta è una questione di equità, appunto. E di cultura, tecnica, risorse, crescita. «Le pari opportunità sono un tema sociale ma anche di sviluppo economico. Un territorio non può svilupparsi se non valorizza tutte le sue risorse, e qui parliamo del 50% del Paese», ha sottolineato Monica Lucarelli, assessora capitolina a Politiche della Sicurezza, Attività Produttive e Pari Opportunità. «Gli studi di marketing ci dimostrano l’importanza della diversità come valore. È fondamentale tenere presenti modi di vivere diversi». Cambiamenti nelle attività produttive romane sono evidenti ma non sufficienti. «Ci sono imprenditrici molto in gamba e anche in contesti atipici per il genere, ma sono poche. Per numero di imprese femminili che nascono, invece, Roma è al primo posto in Italia, gli ambiti però sono tipicamente femminili».

Monica Lucarelli, assessora di Roma Capitale

A trainare il cambiamento potrebbero essere proprio società e imprese. «Nelle grandi società le cose sono mutate molto negli ultimi anni – secondo Laura Cavatorta, membro dei CdA di INWIT, Unieuro e Snam, intervenuta nel panel Women at Work con Anita Falcetta, fondatrice di Women of Change Italia – l’abbattimento delle discriminazioni è un impegno, quindi possono fare da traino». Gli ostacoli però sono tanti. Ed evidenti. «Nel 2022, secondo uno studio fatto per la Camera, si sono dimesse quasi 45.000 mamme lavoratrici. Ossia una su cinque, il 20%, perché non riuscivano, nel 64% dei casi, a conciliare lavoro e famiglia – ha aggiunto – E se guardiamo il dato d’occupazione femminile nell’età tipica della maternità, abbiamo percentuali preoccupanti. Tra i 25 e i 34 anni siamo ultimi in Europa». Non è difficile capire le ragioni. È questione di asili nido insufficienti, congedi di maternità retribuiti troppo poco e, in generale, scarsi servizi per la genitorialità. La mancanza però è, spesso, prima di tutto, di visione. «In alcune aziende – ha dichiarato Falcetta, che si occupa anche di consulenza per piccole e medie imprese – il gender pay gap viene detto inesistente solo perché non ci sono donne nei ruoli apicali, quindi non c’è possibilità di confronto». Ancora, «Abbiamo fatto una campagna internazionale provocatoria che diceva “pagare le donne meno degli uomini significa derubarle ogni giorno”. C’è un divario di circa 8 mila euro annui calcolato dagli ultimi dati Inps. La questione delle pari opportunità dovrebbe passare dal social alla Governance». E se i numeri si analizzano in prospettiva, il divario diventa ancora più grande. Pressoché incolmabile. «A fine vita lavorativa, quindi al termine del cumulo delle varie discriminazioni – ha rimarcato Cavatorta – secondo dati Inps 2021 o 2022, il gap tra uomini e donne sulla pensione è del 38%. E il dato grezzo supera il 43%. Non vuol dire che le donne sono pagate il 43% in meno, ma che le pari opportunità non ci sono state».

Anita Falcetta e Laura Cavatorta, in studio con Alvaro Moretti e Alessandra Spinelli

LE PROSPETTIVE

Le occasioni ci sarebbero, anche negli ambiti considerati di maggior sviluppo, come tecnologia, robotica, IA, ma le Stem sembrano non attirare molte studentesse. «Il mondo nuovo, che si sta costruendo, è basato sul digitale e, di fatto, è creato da grandi imprese americane con uomini al vertice. E gli uomini falliscono spesso, altrimenti non farebbero le guerre. Non possiamo lasciare loro la costruzione del domani», ha affermato Tiziana Catarci, direttrice Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale A. Ruberti della Sapienza di Roma, protagonista con Bianca De Teffé Erb, Director Data & Al Ethics Leader Deloitte, del panel WomeninDataScience.«Servono nuovi modelli e narrazioni. Samantha Cristoforetti viene presentata sempre come eccezionale e le ragazze spesso non si sentono così. Servono esempi di donne normali arrivate in posizioni apicali». Da qui, l’appello di De Teffé Erb alle più giovani: «Seguite le vostre passioni. Vi imbatterete nella tecnologia. Non bloccatevi per paura o insicurezze. Nessuno è esperto, bisogna sperimentare». Mettersi in gioco. E andare al di là dipregiudizi e stereotipi.

Bianca De Teffé Erb e  Tiziana Catarci, in studio con Alvaro Moretti e Alessandra Spinelli 
 

 

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