Mamma o non mamma, l'Italia senza bebè: aiutiamo il futuro

«Più in là». E bastava quel domani un po’ vago a placare l’ansia in famiglia. Il nipotino sarebbe arrivato, ma più in là. Adesso anche il parente più impiccione ha rinunciato a indagare sui progetti di maternità. «Non ci penso proprio a fare un figlio», ecco cosa è diventato nel frattempo quel diplomatico rinvio. Se ne faccia una ragione la zia insolente, e quanti continuano a credere che prima o poi quel desiderio bussa, magari quando è troppo tardi, te ne pentirai. E non c’è nemmeno più bisogno di motivare quel “no” con qualche mancanza. A volte c’è tutto, manca solo la voglia. Difficile che qualcuno provi a far vacillare l’antipatia per poppate e pannolini. Più facile che, in tempi di culle deserte, capiti di doversi giustificare perché in casa non c’è ancora un gattino.

 

 

LE CIFRE

Libere di non essere madri e di rivendicare questa libertà. La schiera delle “childfree” cresce e ci dice tra le altre cose che la maternità, da valore indiscusso e indiscutibile, è diventata una scelta come altre nella vita. E tante ormai scelgono di rinunciare al mestiere più impegnativo del mondo, mica è una sfida da poco un figlio – argomentano – e passi per le notti insonni, le poppate, l’asilo e la scuola, ma avete idea cosa vuol dire battagliare con un adolescente, tremare quando prende il motorino e fa le tre di notte, sopportare silenzi malumori rispostacce? No, è troppo grazie. Va bene così, childfree. Si calcola che siano il 20% tra le donne senza figli nella fascia di età 30-34 anni, secondo i dati dell’Istituto Toniolo. Non la maggioranza ma una percentuale tutt’altro che trascurabile. E se aggiungiamo alle non mamme convinte, le indecise, le poco motivate, le procrastinatrici, le «vorrei tanto ma come faccio con un lavoro precario pochi soldi pochi asili nido» (e sono la maggioranza), ecco che arriviamo lì: a quel drammatico 1,24 del 2020, il numero medio di figli per ogni donna residente in Italia, 15mila bebè in meno rispetto all’anno prima. Come se fosse scomparsa Urbino. E altre città come Urbino spariranno: oggi ci sono meno donne in età da figli rispetto a 20 anni fa, in futuro saranno ancora di meno e così via. Finché non si farà qualcosa per uscire dalla spirale, i grafici dell’Istat continueranno a raccontare un Paese con poca voglia di futuro. L’Italia che non gattona più e trascina i piedi sorreggendosi a un bastone. Anche chi tentenna ha le sue ottime ragioni. Un figlio mi piacerebbe ma non a tutti i costi, mi sento realizzata anche senza maternità. Dipende. Se questa scelta significa una vita impossibile tra nonni, baby-sitter (chi può permettersela) e asili nido se ti dice bene, corri da una parte all’altra – quasi sempre lei – e dopo tanta fatica arriva l’ultimo collega e magari ti passa avanti perché tu sei mamma, eh no! Non ci sto. Le indecise sono più numerose delle convinte childfree, il 30% delle non mamme, sempre secondo la ricerca dell’istituto Toniolo. Sono proprio loro, le perplesse, quelle che potrebbero spostare qualche numero. E cambiare idea, propendendo per un sì, incoraggiate da politiche mirate a contrastare la denatalità: bonus, asili, congedi per i papà. Hanno tutte ragione, mamme e non mamme. Ma al di là dell’allarme per childfree e inverno demografico, il desiderio di figli nonostante tutto c’è e resiste: l’Italia in questo non ha numeri diversi dagli altri paesi con una natalità più alta. Solo che il desiderio si affievolisce, fino a diventare rinuncia, quando va a scontrarsi con i disagi del presente e la paura del futuro. Vorrei, ma. Ci mancava solo la pandemia ad amplificare il senso di incertezza. La maternità diventa per forza l’ultimo dei desideri e dei pensieri. Già in tante il lavoro l’hanno perduto, secondo gli ultimi dati del Bilancio di genere del Mef: la percentuale delle occupate nel 2020 è scesa al 49%, ai livelli del 2013. E questo trend negativo rischia di avere ripercussioni anche sulla natalità.

GLI INVESTIMENTI

Destinati ad essere sempre di meno? In altri paesi si è riusciti a invertire la rotta. In Svezia, ad esempio, con investimenti sulle politiche della famiglia (più congedi di maternità e paternità, costi ridotti degli asili nido) si è frenato il declino. Ma senza andare lontano, c’è l’esempio virtuoso del Trentino Alto-Adige con il primato di natalità in Italia. Come mai? Semplice: sono andati incontro alle mamme e già 17 anni fa hanno cominciato a creare una rete di tagesmutter, una sorta di asili nido della porta accanto, e poi premiato con i bollini blu le aziende “amiche” delle famiglie. Volete aiutare le mamme? Ascoltate le loro esigenze, sembrano suggerire le esperienze più riuscite. Così non è mai stato, anzi. E in Italia lavorare e fare la mamma resta ancora un’impresa, in tante rinunciano. Tra le donne nella fascia di età 25-49 senza bambini il tasso di occupazione è al 72,7% (con un calo dell’1,7 nel 2020 rispetto all’anno prima), mentre tra le mamme è del 53,3% (1,9 in meno), secondo l’ultimo Bilancio di genere del Mef. Una bella differenza. Anche per quel che riguarda i guadagni, sono le mamme le più penalizzate. Basti pensare, rivela il Bilancio, che a cinque anni dall’assunzione il gap di salario rispetto ai colleghi uomini per chi ha figli è più alto di 13 punti. Riusciranno il Pnrr, con gli investimenti per asili nido e le misure a favore dei giovani, e il Family Act, con l’assegno universale unico per figlio, a salvare l’Italia dal declino? Sono due novità importanti che potrebbe davvero far invertire la rotta, a patto che si faccia in fretta. Intanto: mamma o non mamma? Anche stavolta è no.

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