Viaggio in Italia, da Venezia al Salento ecco i segreti dei luoghi del cuore lontani dalle solite rotte

Lontano dalla pazza folla, scriveva Thomas Hardy. Un’idea che può essere la giusta ispirazione per questa estate di ripartenza, dribblando lo spettro del Covid. Cautela nelle scelte, ma sempre tanta voglia di viaggiare. Le vacanze sono a portata di mano. Il territorio italiano resta la prima scelta. L’indole femminile, forgiata da sana curiosità e ricerca di emozioni, detta le mete. Ecco allora qualche suggerimento, in quei luoghi del cuore da consigliare alle donne viaggiatrici: posti insoliti, fuori da percorsi turistici tradizionali. In Umbria, per esempio, val la pena conoscere Isola Polvese, nel cuore del Lago Trasimeno, per rigenerarsi in un luogo di quiete. Le acque placide incorniciano questo gioiello dove la storia si respira con l’aria. Dalla battaglia contro i cartaginesi di Annibale ai monaci Olivetani che qui hanno impiantato la produzione di olio. Oggi i percorsi culturali si sposano con il Parco scientifico per il turismo ambientale. Spiagge attrezzate e resort in antiche residenze impreziosiscono il soggiorno. C’è il sentiero degli Dei a Positano e la Stonehenge del Salento, il Casino nobiliare a Roma che conserva l’opera più misteriosa di Caravaggio, e il “Bovolo” di Venezia, la chiocciola da 113 scalini che scala un gioiello dell’epopea dei Dogi. Senza dimenticare Acquasanta, gioiello marchigiano che offre un tuffo nell’acqua sulfurea. In Toscana, come non amare le morbide colline della Val d’Orcia che custodiscono luoghi ameni legati al cinema d’autore. Nelle terre, infatti, senesi sono state girate alcune sequenze iconiche de Il Gladiatore, il kolossal di Ridley Scott con Russell Crowe. Ebbene, la dimora dove si consuma la morte della moglie e del figlio di Massimo Decimo Meridio è il Podere di Poggio Manzuoli, alle porte di San Quirico d’Orcia, mentre nella campagna di Pienza, a Terrapille, sono stati evocati i Campi Elisi. Sempre nel comune di Pienza, nell’ex complesso olivetano di Sant’Anna in Camprena, venne girato Il paziente inglese di Anthony Minghella. E a Pienza si può visitare anche la mostra “Cinemaddosso. I costumi di Annamode da Cinecittà a Hollywood”. Un tour nel Metapontino, in provincia di Matera, coniuga natura e mare. Qui si può scoprire il Parco letterario dell’antico borgo di Valsinni, sulle orme dell’intrepida, appassionata, poetessa Isabella Morra del XVI secolo. In Sicilia, brilla Centuripe, cittadina tra Enna e Catania. Un borgo dall’incredibile pianta a stella che guarda con fierezza all’Etna. Regala scorci dal forte orgoglio folkloristico. E vanta un contorno che affonda le radici nella preistoria. Ha scelto la cultura come biglietto da visita, sull’idea del giovane sindaco Salvatore La Spina. Non a caso la sua estate punta sul nuovo Antiquarium, con una mostra, “Segni”, in cui i grandi maestri del ‘900 dialogano con le incisioni rupestri del Riparo Cassataro (dal 3 luglio).

A ROMA IL SOFFITTO DAL CARAVAGGIO “INEDITO”

Giove, Nettuno, Plutone, e anche Caravaggio in un autoritratto nudo, divo in cielo tra le allegorie dei pianeti. Un “gioco” iconografico, alchemico e ardito. Uno dei luoghi più insoliti, lontani dai flussi turistici tradizionali, ma carico di suggestione, è il Casino Boncompagni Ludovisi, ancora abitato dalla Principessa Boncompagni, dove il rivoluzionario, controverso, tragico Caravaggio alla fine del Cinquecento ha lasciato traccia del suo passaggio a Roma. E che traccia, verrebbe da esclamare, visto che qui è custodito l’unico soffitto mai dipinto con tecnica a olio dal pittore lombardo. «Ancora oggi, la principessa Rita Boncompagni custodisce l’unico soffitto mai dipinto dall’artista, quando nel villino viveva il Cardinal Francesco Maria del Monte, suo mecenate», racconta lo storico dell’arte Costantino D’Orazio che ha appena pubblicato “Mistero Caravaggio” (Ed. Il battello a vapore). Dobbiamo immaginare Caravaggio che proprio qui (l’unica porzione sopravvissuta della più vasta Villa Ludovisi, in via Lombardia 46) incontrava il suo mecenate: «Il cardinal Del Monte si dedicava ai suoi esperimenti alchemici – spiega D’Orazio – Per questo ha commissionato a Caravaggio un’allegoria dei quattro elementi, un capolavoro dove l’artista si è autoritratto per ben tre volte, e addirittura nudo! ». E per rimanere in tema, perché non visitare la Chiesa di Sant’Agostino (appena restaurata dalla Soprintendenza di Roma), dove Caravaggio ha lasciato la sua Madonna dei Pellegrini.

IL SENTIERO DEGLI DEI TRA MARE E MONTI

Un sentiero spettacolare, quello degli Dei, che collega Agerola, un paesino sulle colline della Costiera Amalfitana, a Nocelle, frazione di Positano abbarbicata alle pendici del Monte Pertuso. Basta il nome per farne intuire la spettacolarità: percorretelo nella direzione che va da Agerola a Nocelle in modo da camminare in leggera discesa e avere davanti il panorama della Costiera Amalfitana e di Capri. Da Colle Serra c’è un primo tratto in discesa fino a raggiungere una fontana: sulla sinistra si troverà una mulattiera che sale da Praiano, mentre sulla destra si prosegue per il Sentiero degli Dei. In basso, il Convento di San Domenico. Da questo punto il paesaggio cambia: da una vegetazione fatta di pochi arbusti ed erba, si passa alla macchia mediterranea di lecci, corbezzoli, erica e rosmarino. Il sentiero diventa più tortuoso: attraverso salite, discese e panorami da vertigine si passa il Vallone Grarelle fino ad arrivare al borgo di Nocelle, frazione di Positano. Anticamente Nocelle era raggiungibile solo a piedi percorrendo una ripida scalinata che saliva da Positano. Oggi è possibile decidere se scendere con l’autobus oppure a piedi lungo i 1.500 gradini che portano fino alla località Arienzo. Varrebbe c`omunque la pena affrontare altri 300 scalini per scendere sulla spiaggia di Arienzo e concedersi un bagno rinfrescante. Da Arienzo, seguendo la strada per circa un chilometro, sarete al centro di Positano.

I MEGALITI DEL TRIANGOLO “MAGICO” NEL SALENTO

Partire dai più diversi luoghi d’Italia per andare ad accovacciarsi dentro il dolmen “Li Scusi” di Minervino di Lecce? C’è chi lo fa. Farebbe passare stress e malesseri vari, secondo più di qualcuno, il megalite più importante del Salento, che attira frotte di amanti dei viaggi del mistero – gli stessi che vanno a Stonehenge per il solstizio d’estate – disposti a inoltrarsi nella campagna salentina pur di avere un contatto ravvicinato con quelle pietre arcane che indicherebbero (o genererebbero, secondo i teorici più spinti), un campo elettromagnetico fortissimo. Non è l’unico elemento a decretare l’esistenza di un “triangolo magico”. A Giurdignano, sopra una cripta di epoca bizantina dedicata a San Paolo, si trova l’omonimo menhir: semplice simbolo di fecondità – come spiega l’archeologia ufficiale – indicatore di un nodo di Hartmann, come sostengono gli studiosi delle geopatie, o antenna celeste capace di captare le energie del cosmo? E poi Giuggianello, dove oltre a un secondo dolmen, sulla “Collina delle Ninfe e dei Fanciulli” si trovano i “Massi della Vecchia”. Formazioni calcarenitiche di epoca miocenica capaci di solleticare la fantasia del viaggiatore: “Lu lettu te la Vecchia”, che ricorda la forma di un giaciglio, “Lu Furticiddhu te la Vecchia”, che richiama un fuso, e il “Piede d’Ercole”, a forma di zampa d’animale. (Leda Cesari)

AL “BOVOLO” DI VENEZIA 113 SCALINI PER SOGNARE

A Venezia ci sono i “bovoeti”, le lumachine condite con prezzemolo, aglio e olio, immancabili nei piatti della festa del Redentore. E c’è il “Bovolo”, anzi la Scala Contarini del Bovolo, un gioiello nascosto tra San Marco e Rialto che solo i turisti più esigenti si affannano a cercare in una città che già di suo è un tesoro all’aria aperta. Ma la Scala del Bovolo con i suoi 113 scalini vicino a Campo Manin merita una visita senza dubbio. La costruzione originaria dell’edificio dovrebbe risalire al XIV secolo, l’aggiunta della scala avvenne invece alla fine del Quattrocento, per volontà di Pietro Contarini, membro di una potente famiglia veneziana che nel secolo precedente aveva avuto tra le sue fila anche un doge. Progettata dall’architetto Giovanni Candi, la scala è alta ventisei metri, dà accesso alle attigue logge presenti in tutti e quattro i piani del palazzo e dalla sua cima si può godere di una stupenda vista panoramica sulla città. Salire i gradini e poi sognare: si racconta che Arnaux Marseille, detto “il Maltese”, che nel secolo scorso qui aprì una locanda (la “Locanda della Scala”), sia stato l’ispiratore di Corto Maltese, il celebre protagonista dei fumetti di Hugo Pratt. E siccome dalla cima della Scala si può scrutare il cielo, ecco che qui l’astronomo tedesco Tempel scoprì la cometa C/1859 e la nebulosa di Merope delle Pleiadi. Scala Contarini del Bovolo, San Marco, Campo Manin 4303, Venezia. ( Alda Vanzan) 

NELLE MARCHE UN TUFFO DOVE L’ACQUA È SULFUREA

Vasche di acqua calda sulfurea, in una radura tra gli alberi, là dove scorre il fresco Tronto. Siamo a Lu Vurghe, a Santa Maria di Acquasanta, sulla Salaria, a venti chilometri da Ascoli Piceno. La storia vuole che qui l’esercito romano trovasse ristoro durante le campagne militari, il presente dice che gli antichi romani, nella loro opera di civilizzazione, avevano sempre ragione e che quest’angolo di paradiso consente ancora di ritemprarsi, anche in tempo di pace. Arrivarci è facile, con un cammino di un quarto d’ora, comodo, ma da non affrontare in ciabatte, praticabile anche per i bambini. Dalla frazione di Santa Maria, si scende in un panorama circoscritto dal bianco del travertino, dal verde del bosco e dal blu intenso del fiume. L’ultimo tratto è ripido ma ci sono gradini e corde per aiutarsi. Le vasche sono artificiali, mantenute dagli stessi volontari che hanno reso agevole l’accesso; piccole paratie di legno raccolgono l’acqua calda che esce dal costato della montagna per poi proseguire verso il fiume. Il mix con il fresco del Tronto nella gola che la natura ha creato è una gioia per occhi e corpo. Ci sono comodi sassi su cui fermarsi e qualche piccola insenatura che non fa rimpiangere la spiaggia. I più in forma possono arrampicarsi o inoltrarsi sui sentieri alla scoperta di alberi e cascatelle. I più pigri o conoscitori del luogo sanno dove trovare l’argilla per completare il percorso beauty. Due consigli: portarsi l’acqua da bere e andarci nei giorni feriali nelle prime ore del giorno. (Edoardo Danieli)

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